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venerdì 9 giugno 2017

LE 10 CITAZIONI PIU' SIGNIFICATIVE DI ZBIGNIEW BRZEZINSKI

Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter negli anni 1980 è stato la figura più importante della politica estera americana, è morto all'età di 89. RT ha ripreso  le sue citazioni più suggestivie.

Zbigniew Brzezinski, morto 26 maggio 2017 è stato consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti del presidente Jimmy Carter 1977-1981.
Come tale, è stato un importante architetto della politica estera di Washington, sostenendo una politica più aggressiva nei confronti dell'URSS - in  rottura  con la  precedente Distensione - che si è concentrata sia sul ripristino del riarmo  degli Stati Uniti. Rimase fino alla sua morte un osservatore ascoltato per  politica estera degli Stati Uniti.Ecco le sue  principali citazioni


-Rinpiangere cosa? Questa operazione segreta (appoggio militare dei talebani da parte degli USA durante la guerra in Afghanistan contro l'URSS negli anni 1980 ) fu un'eccellente idea.Che ebbe l'effetto d'attirare i Russi nella trappola afghana..

- .Presto sarà possibile monitorare costantemente tutti i cittadini, mantenendo un aggiornamento completo dei file  che contengono tutte le informazioni su di essi, anche le più personali
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Si deve tenere a mente due cose. La prima ,la russia non può stare in Europa senza che ci sia anche l'Ucraina.E in seguito che l'Ucraina può stare in Europa senza che ci sia la Russia
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Gli israeliani si comportano sempre più come suprematisti bianchi in Sud Africa durante l'apartheid. Essi considerano i palestinesi come esseri inferiori e non esitano  ad ucciderli , in maniera massicci.
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Sempre più persone non capiscono nulla della cosa  pubblica e d 'altronde sono molto sensibili alle parole d'ordine estremamente semplicistiche  che vengono inculcate dai loro candidati provenienti dal nulla, senza alcuna esperienza, ma con slogan molto seducenti
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Anche se lo stalinismo è stata una tragedia inutile sia per il popolo russo che per il comunismo come ideale, è possibile che per il mondo in generale, sia  stato una benedizione sotto mentite spoglie.
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.La libera circolazione delle persone può assumere dimensioni enormi, monumentali. Non credo che nessun paese in Europa occidentale o in America potrebbe adottare l'idea  libera e totale della circolazione di persone.
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.La sovranità è una parola nominale, utilizzata troppo spesso che non ha alcun senso specifico.La sovranità oggi.I paesi che sono effettivamente sovrani ,lo sono solamente in maniera fittizzia e relativa
-   Per gli Stati Uniti, l'obiettivo principale è quello geopolitico dell'Eurasia ... Il primato globale e l'egemonia degli Stati Uniti dipende direttamente  dal  tempo che ci metteranno a  imporre il loro dominio sul continente euroasiatico

 Gli errori della guerra in Iraq non sono solo stati tattici e strategici, ma storici. Si tratta   essenzialmente di una guerra coloniale, tentato in  epoca post-coloniale.

sabato 27 maggio 2017

Lenin (1915) SULLA PAROLA D'ORDINE DEGLI STATI UNITI D'EUROPA LENIN 1915

Già Lenin si poneva un secolo fa  il problema dell'impossibilità di un'Unione Europea all'interno del Capitale. Adesso che ci siamo dentro con tutti gli stivali le parole dell'articolo sono alquanto profetiche e lungimiranti.

Scritto nel 1915.
Pubblicato per la prima volta nel
 Sotsial-Demokrat, n. 44, 23 agosto 1915

Abbiamo scritto nel n. 40 del Sotsial-Demokat che la conferenza delle sezioni del nostro partito all'estero aveva deliberato di soprassedere alla questione della parola d'ordine: "Stati Uniti d'Europa", finché non se ne fosse discusso sulla stampa il lato economico.
La discussione di tale problema aveva preso, nella nostra conferenza, un carattere politico unilaterale. In parte, ciò è forse dovuto al fatto che, nel manifesto del Comitato Centrale, questa parola d'ordine era stata espressamente formulata come parola d'ordine politica ("la prossima parola d'ordine politica..." è detto nel manifesto), e non solo si preconizzavano gli Stati Uniti repubblicani d'Europa, ma si sottolineava specialmente che questa parola d'ordine è assurda e bugiarda "senza l'abbattimento rivoluzionario delle monarchie tedesca, austriaca e russa".
Opporsi, entro i limiti degli apprezzamenti politici di questa parola d'ordine, a tale impostazione della questione mettendosi, per esempio, dal punto di vista che essa offusca o indebolisce, ecc. la parola d'ordine della rivoluzione socialista, sarebbe assolutamente errato. Le trasformazioni politiche con tendenze effettivamente democratiche e ancor più le rivoluzioni politiche, non possono in nessun caso, mai, e a nessuna condizione, né offuscare né indebolire la parola d'ordine della rivoluzione socialista. Al contrario, esse avvicinano sempre più questa rivoluzione, ne allargano la base, attirano alla lotta socialista nuovi strati della piccola borghesia e delle masse semiproletarie. D'altra parte, le rivoluzioni politiche sono inevitabili durante lo sviluppo della rivoluzione socialista, la quale non deve essere considerata come un atto singolo, bensì come un periodo di tempestose scosse politiche ed economiche, della più acuta lotta di classe, di guerra civile, di rivoluzioni e di controrivoluzioni.
Ma se la parola d'ordine degli Stati Uniti repubblicani d'Europa, collegata all'abbattimento rivoluzionario delle tre monarchie europee più reazionarie, con la monarchia russa alla testa, è assolutamente inattaccabile come parola d'ordine politica, rimane pur sempre da risolvere la questione del suo contenuto e significato economico. Dal punto di vista delle condizioni economiche dell'imperialismo, ossia dell'esportazione del capitale e della spartizione del mondo da parte delle potenze coloniali "progredite" e "civili", gli Stati Uniti d'Europa in regime capitalistico sarebbero o impossibili o reazionari.

Il capitale è divenuto internazionale e monopolistico. Il mondo è diviso fra un piccolo numero di grandi potenze, vale a dire fra le potenze che sono meglio riuscite a spogliare e ad asservire su grande scala altre nazioni. Quattro grandi potenze europee: Inghilterra, Francia, Russia e Germania, con una popolazione fra i 250 e i 300 milioni d'abitanti e con una superficie di circa 7 milioni di chilometri quadrati, posseggono colonie con circa mezzo miliardo (494,5 milioni) di abitanti e una superficie di 64,6 milioni di chilometri quadrati, cioè circa la metà del globo terrestre (133 milioni di chilometri quadrati, senza le regioni polari). Aggiungete a questo i tre Stati asiatici, la Cina, la Turchia, la Persia, i quali sono ora fatti a pezzi dai briganti che conducono la guerra "liberatrice", e cioè dal Giappone, dalla Russia, dall'Inghilterra e dalla Francia. Quei tre Stati asiatici, i quali potrebbero essere definiti semicolonie (in realtà oggi sono colonie per 9/10), hanno una popolazione di 360 milioni e una superficie di 14,5 milioni di chilometri quadrati (cioè circa una volta e mezza la superficie di tutta l'Europa).
Inoltre, l'Inghilterra, la Francia e la Germania hanno investito all'estero non meno di 70 miliardi di rubli di capitale. Per ricevere un profitto "legale" da questa bella somma- un profitto di più di 3 miliardi di rubli all'anno- esistono dei comitati nazionali di milionari, chiamati governi, provvisti di eserciti e di flotte da guerra, i quali "installano" nelle colonie e semicolonie i figli ed i fratelli del "signor miliardo", in qualità di viceré, consoli, ambasciatori, funzionari di ogni sorta, preti e simili sanguisughe.
Così è organizzata, nel periodo del più alto sviluppo del capitalismo, la spoliazione di circa un miliardo di uomini da parte di un gruppetto di grandi potenze. E nessun'altra forma di organizzazione è possibile in regime capitalistico. Rinunciare alle colonie, alle "sfere di influenza", all'esportazione di capitali? Pensare questo, significherebbe mettersi al livello del pretonzolo che ogni domenica predica ai ricchi la grandezza del cristianesimo e consiglia di fare dono ai poveri...se non di qualche miliardo, almeno di qualche centinaio di rubli all'anno.
In regime capitalistico, gli Stati Uniti d'Europa equivalgono ad un accordo per la spartizione delle colonie. Ma in regime capitalistico non è possibile altra base, altro principio di spartizione che la forza. Il miliardario non può dividere con altri il "reddito nazionale" di un paese capitalista se non secondo una determinata proporzione: "secondo il capitale" (e con un supplemento, affinché il grande capitale riceva più di quel che gli spetta). Il capitalismo è la proprietà privata dei mezzi di produzione e l'anarchia della produzione. Predicare una "giusta" divisione del reddito su tale base è proudhonismo, ignoranza piccolo-borghese, filisteismo. Non si può dividere se non "secondo la forza". È la forza che cambia nel corso dello sviluppo economico. Dopo il 1871 la Germania si è rafforzata tre o quattro volte più dell'Inghilterra e della Francia, e il Giappone dieci volte più rapidamente della Russia. Per mettere a prova la forza reale di uno Stato capitalista, non c'è e non può esservi altro mezzo che la guerra. La guerra non è in contraddizione con le basi della proprietà privata, ma è il risultato diretto e inevitabile dello sviluppo di queste basi. In regime capitalistico non è possibile un ritmo uniforme dello sviluppo economico, né delle piccole aziende, né dei singoli Stati. In regime capitalistico non sono possibili altri mezzi per ristabilire di tanto in tanto l'equilibrio spezzato, al di fuori della crisi nell'industria e della guerra nella politica.
Certo, fra i capitalisti e fra le potenze sono possibili degli accordi temporanei. In tal senso sono anche possibili gli Stati Uniti d'Europa, come accordo fra i capitalisti europei... Ma a qual fine? Soltanto al fine di schiacciare tutti insieme il socialismo in Europa e per conservare tutti insieme le colonie accaparrate contro il Giappone e l'America, che sono molto lesi dall'attuale spartizione delle colonie e che, nell'ultimo cinquantennio, si sono rafforzati con rapidità incomparabilmente maggiore dell'Europa arretrata, monarchica, la quale comincia a putrefarsi per senilità. In confronto agli Stati Uniti d'America, l'Europa, nel suo insieme, rappresenta la stasi economica. Sulla base economica attuale, ossia in regime capitalistico, gli Stati Uniti d'Europa significherebbero l'organizzazione della reazione per frenare lo sviluppo più rapido dell'America. Il tempo in cui la causa della democrazia e del socialismo concerneva soltanto l'Europa, è passato senza ritorno.
Gli Stati Uniti del mondo (e non d'Europa) rappresentano la forma statale di unione e di libertà delle nazioni, che per noi è legata al socialismo, fino a che la completa vittoria del comunismo non porterà alla sparizione definitiva di qualsiasi Stato, compresi quelli democratici. La parola d'ordine degli Stati Uniti del mondo, come parola d'ordine indipendente, non sarebbe forse giusta, innanzitutto perché essa coincide con il socialismo; in secondo luogo, perché potrebbe ingenerare l'opinione errata dell'impossibilità della vittoria del socialismo in un solo paese e la concezione errata dei rapporti di tale paese con gli altri.
L'ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all'inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente. Il proletariato vittorioso di questo paese, espropriati i capitalisti e organizzata nel proprio paese la produzione socialista, si solleverebbe contro il resto del mondo capitalista, attirando a sé le classi oppresse degli altri paesi, spingendole ad insorgere contro i capitalisti, intervenendo, in caso di necessità, anche con la forza armata contro le classi sfruttatrici ed i loro Stati. La forma politica della società nella quale il proletariato vince abbattendo la borghesia, sarà la repubblica democratica che centralizzerà sempre più la forza del proletariato di una nazione, o di più nazioni, per la lotta contro gli Stati non ancora passati al socialismo. Impossibile è la soppressione delle classi senza la dittatura della classe oppressa, del proletariato. Impossibile la libera unione delle nazioni nel socialismo senza una lotta ostinata, più o meno lunga, fra repubbliche socialiste e Stati arretrati.
Ecco in forza di quali considerazioni, che sono il risultato di ripetuti esami della questione nella conferenza delle sezioni all'estero del POSDR e dopo la conferenza, la redazione dell'Organo centrale e giunta alla conclusione che la parola d'ordine degli Stati Uniti d'Europa è sbagliata.

lunedì 15 maggio 2017

GREMBIULINI AFRICANI

ARTICOLO DEL 2014,MOLTO INTERESSANTE PER CAPIRE CHE COSA SI CELA DIETRO LE QUINTE DEI VARI CONFLITTI AFRICANI E FINALMENTE CI PORTA LONTANO DAL MISERABILISMO D'ACCATTO TERZOMONDISTA CHE APPARENTEMENTE VUOLE "SALVARE" L'AFRICA ANZI LE AFRICHE(E SONO MOLTE PER CULTURA E SVILUPPO SOCIALE E STORICO COME NEGLI ARTICOLI PRECEDENTI DI BERNARD LUGAN) CONCETTO MOLTO CARO A DON GIULIO E INVECE LE AFFOSSA DI COLONIALISMO PERBENISTA DEI BUONI SENTIMENTI, DELLA PAPPA DEL CUORE ,DEL BUONISMO POLITICAMENTE CORRETTO. BUONA LETTURA La Massoneria è molto radicata in Africa e rappresenta l’anello di congiunzione tra l’epopea coloniale e quella successiva, non solo in termini di riconoscimento dell’autodeterminazione degli Stati sovrani, ma anche dell’avvento graduale del cosiddetto neocolonialismo. Questo tema è stato affrontato, nel 2007, in un interessantissimo articolo pubblicato sul mensile Nigrizia, a firma di un grande africanista, François Misser (Loggia ci cova Massoneria / “Fratelli” d’Africa). Pertanto, in considerazione anche di alcune recenti vicende, credo che possa risultare utile tornare ad approfondirlo. Forse non tutti sanno che, ad esempio, l’ex presidente burkinabé Blaise Compaoré, recentemente deposto a furor di popolo, è iniziato al Grande Oriente di Francia (Godf). Non è un caso se il suo grande sponsor, quando si trattò di rovesciare nel 1987 il carismatico Thomas Sankara, sia stato l’allora presidente francese François Mitterrand, anche lui massone del Godf. Come se non bastasse, i collegamenti tra il regime di Ouagadougou e Parigi sono avvenuti in questi anni grazie a personaggi come il socialista Guy Penne per conto di Mitterrand, dal 1981 al 1986 e poi, a partire dal 1995, dal gollista Fernand Wibaux, per conto di Jacques Chirac. Tutti e due questi signori, membri di spicco del Godf, hanno rivestito la carica di consiglieri presidenziali per gli affari africani dell’Eliseo. E allora non sorprende se il Compaoré di cui sopra, nonostante abbia commesso crimini a non finire nei suoi 27 anni di potere assoluto, sia stato accolto in esilio a Yamoussoukro, in Costa D’Avorio, dal presidente massone Alassane Ouattara. Una cosa è certa: la stragrande maggioranza dei leader politici africani, defunti e viventi, è legata alla massoneria. Basti pensare all'ex presidente gabonese Omar Bongo (gran maestro della Grande Loggia Simbolica) o a suo figlio Ali Bongo, per non parlare del ciadiano Idriss Déby o dell’ex-presidente congolese Pascal Lissouba. E anche l’ex presidente centrafricano François Bozizé (costretto all’esilio) è un massone, pare iniziato dal suo omologo congolese Denis Sassou Nguesso, per accedere nella potentissima Grande Loggia nazionale francese (Glnf). Da rilevare che la massoneria in Africa rappresenta il collante tra il colonialismo e il neo colonialismo. Tornando indietro con la moviola della storia, è bene ricordare che la prima loggia nel continente risale al 1772, quando venne fondata a Città del Capo, nel luogo dove ora sorge, per ironia della sorte, il parlamento sudafricano, che peraltro continua a ospitare, come cimelio per i posteri, il tempio originario, il Goedehoop Tempel. Stiamo parlando di una realtà fortemente egemone che ha annoverato nelle sue fila Cecil John Rhodes, uno dei padri della colonia segregazionista, e Ernest e Harry Oppenheimer, fondatori della potentissima società diamantifera De Beers. Sta di fatto che è stata proprio la massoneria ad aiutare Nelson Mandela nel garantire il passaggio indolore dal regime dell’apartheid a quello liberale e democratico. Oggi, d’altronde, la massoneria sudafricana è potentissima, annoverando nei propri ranghi alcune decine di migliaia di adepti, molti dei quali esponenti di rilievo dell’industria estrattiva mineraria nazionale. Sul versante francofono gli sviluppi hanno avuto, più o meno, la stessa connotazione. La prima loggia africana con questa tipologia di osservanza, venne fondata a Saint-Louis, in Senegal, dal Godf, nel 1781, senza annoverare alcun affiliato autoctono. Solo dopo molti anni, venne consentito agli africani delle colonie di entrare nella massoneria, con l’intento, di salvaguardare la cooperazione commerciale, soprattutto per quanto concerne lo sfruttamento delle immense risorse minerarie dell’Africa come i ricchi giacimenti di uranio del Niger.Oggi, in Africa, vi sono almeno tre grandi tipologie di massoneria. A parte le logge di obbedienza straniera, sono presenti anche logge autoctone (come quella delpresidente camerunese Paul Mbya, branca dissidente della Società dei Rosa Croce: il Centro internazionale di ricerche culturali e spirituali), oltre a quelle legate agli ex schiavi delle Americhe che tornarono liberi in Africa dopo l'abolizione dell'ignobile tratta. Sia a Monrovia che a Freetown, rispettivamente capitali della Liberia e della Sierra Leone, alcuni edifici pubblici mostrano simboli massonici. Il futuro della massoneria africana è comunque aperto a nuovi scenari: i propri affiliati hanno più volte accusato, più o meno velatamente, i Paesi occidentali di ingerenze neocoloniali e sono aperti alla cooperazione con la Cina e i Paesi arabi. Quando, ad esempio, in pompa magna, il 18 gennaio dello scorso anno, in Rue Cadet a Parigi , il Godf ha ospitato la tavola rotonda dedicata alla “Françafrique”, alcune voci africane hanno espresso un certo disappunto sia per l’intervento di Nicolas Sarkozy in Costa d’Avorio, come anche di François Hollande in Mali. In effetti, il dissapore è legato al fatto che gli interessi francesi sono antagonistici rispetto a quelli della Cina. L’ex presidente massone centrafricano Bozizé è infatti stato costretto all'esilio dalle forze ribelli proprio quando si accingeva a trattare con le autorità di Pechino per lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e uranio presenti nel suo Paese. Giacimenti considerati strategici dal governo di Parigi. E mentre in Senegal, gli intellettuali musulmani discutono sulla compatibilità o meno della possibilità di riconciliare l’Islam alla massoneria, in Nigeria si assiste all’emergere di una massoneria etnica, che prende le distanze dalle obbedienze inglese, irlandese e scozzese. Col risultato che vi sono già delle logge autoctone che accolgono esponenti del musulmanesimo. Non si tratta di una novità se si considera che il defunto presidente gabonese Omar Bongo, nonostante fosse massone, si convertì all’Islam nel 1973. Un connubio, quello tra massoneria ed esponenti del musulmanesimo che potrebbe avere un impatto sui futuri assetti geopolitici dell’Africa Subsahariana. DON GIULIO ALBANESE:SACERDOTE MISSIONARIO CONBONIANO GIORNALISTA DIRETTORE DELLA RIVISTA "Popoli e Missione"